<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-83136467425337166</id><updated>2011-12-01T23:10:24.819+02:00</updated><category term='black metal'/><category term='noise italocinese'/><category term='nani'/><title type='text'>RANDOM DELICATESSEN</title><subtitle type='html'>Musiche Brutte - a cura di Valerio Mattioli</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://randomdelicatessen.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/83136467425337166/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://randomdelicatessen.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>VM</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>17</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-83136467425337166.post-1805272197432293992</id><published>2008-01-16T12:48:00.001+02:00</published><updated>2008-01-16T13:03:42.511+02:00</updated><title type='text'>Random Delicatessen goes PILLALOO</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_8MSW23DdnV0/R43kBrzWBSI/AAAAAAAAAKs/CmLcZpOXOqA/s1600-h/canedicoda2.gif"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_8MSW23DdnV0/R43kBrzWBSI/AAAAAAAAAKs/CmLcZpOXOqA/s200/canedicoda2.gif" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5156027865998165282" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Visto che nuova grafica, eh? Fa cagare, sono d'accordo. Esperimenti di fine corso, così, visto che tanto questo blog è arrivato alla conclusione, dopo nemmeno un anno di premiata attività.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Magari qualcuno si è chiesto "perché questo qui non aggiorna più il sito? Nessun nuovo disco? Niente di cui parlare?". In realtà negli ultimi tempi ho dovuto affrontare un po' di problemi tecnici, ma soprattutto il nuovo anno è cominciato altrove, assieme a qualche altro soggetto appassionato pure lui di musiche brutte di vario ordine e grado. Per farla breve, insomma: Random Delicatessen cessa di esistere, e al suo posto c'è &lt;a href="http://pillaloo.blogspot.com/"&gt;Pillaloo&lt;/a&gt;. Che è un altro blog, simile a quello che occupa il vostro monitor adesso, solo che è molto meglio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' meglio perché è a più mani. Al momento, si è in sei. Tutta gente che è abituata a trafficare con suoni scemi e osceni sulle pagine di rinomate riviste, webzine o che so io; sapete, i vari Canella, Savini, Ciarletta, Comunale, De Pellegrin... Diavolo, praticamente Pillaloo è un blog d'autore!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il nome del blog, Pillaloo, è orribile, ne convengo. Però è il titolo di un pezzo degli Smegma, quindi tanta bruttezza è giustificata. Al momento contiene quattro interventi, e gennaio ancora non è finito: si spera che il ritmo, visto il numero dei partecipanti, si tenga alto. Mica come qui, che se andava bene compariva un post al mese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dentro Pillaloo trovate quello che è giusto trovare: dischi, cdr e cassette noise, weird, out, freak, tanto per sparare un po' di aggettivi a caso. Insomma, leggetelo. Dategli sotto. Fate come vi pare, ecco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'immagine di questo post è del buon Giovanni Canedicoda, ed è una delle due che compare sul nuovo blog (l'altra è del grandissimo Dylan Martorell). Lo ripeto per l'ultima volta: lasciate perdere Random Delicatessen e proseguite &lt;a href="http://pillaloo.blogspot.com/"&gt;qui&lt;/a&gt;. Fine della trasmissione.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/83136467425337166-1805272197432293992?l=randomdelicatessen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://randomdelicatessen.blogspot.com/feeds/1805272197432293992/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=83136467425337166&amp;postID=1805272197432293992' title='21 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/83136467425337166/posts/default/1805272197432293992'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/83136467425337166/posts/default/1805272197432293992'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://randomdelicatessen.blogspot.com/2008/01/random-delicatessen-goes-pillaloo.html' title='Random Delicatessen goes PILLALOO'/><author><name>VM</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_8MSW23DdnV0/R43kBrzWBSI/AAAAAAAAAKs/CmLcZpOXOqA/s72-c/canedicoda2.gif' height='72' width='72'/><thr:total>21</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-83136467425337166.post-4082862888103017859</id><published>2007-11-27T01:41:00.001+02:00</published><updated>2007-11-27T01:47:08.294+02:00</updated><title type='text'>Noisers - il libro</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.blowupmagazine.com/libri/libro_05.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px;" src="http://www.blowupmagazine.com/libri/libro_05.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;D’accordo, è un po’ che da queste parti si latita. Rimedio con una mossa ai limiti del regolamento, ma che volete farci: siamo qui (anche) per questo.  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Bene, è qualche mese che è uscito. Mi hanno chiesto di fare delle presentazioni in pubblico che, onestamente, non saprei proprio come affrontare, quindi per il momento mi limito a proporlo virtualmente qui. È un libro, appunto. L’autore corrisponde al soggetto che cura queste pagine. Si chiama “Noisers – Tracce, percorse e geografie del nuovo rumore USA”. Parla del noise americano degli anni 2000, anno più anno meno, e si compone come segue:&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;C’è un’introduzione. L’introduzione dovrebbe spiegare il perché e il percome, e fondamentalmente parla delle origini, degli ispiratori, dei caratteri che hanno contribuito a fare del noise anni 2000 quella cosa che conosciamo un po’ tutti. Chessò: si dice della LAFMS e dei cdr, del japanoise e della riscoperta metal, della Broken Flag e dei fumetti, della Nuova Zelanda e delle mostre, del dopohardcore californiano e delle cassette, della outsider music e del No Fun Fest. Eccetera eccetera eccetera.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Poi: ci sono dei capitoli. Ogni capitolo corrisponde a una precisa scena/realtà geografica. Per ognuna di queste realtà geografiche si tenta di restituire una storia, un “da dove è nato/dove finisce”, e insomma sapete: cose come i nomi, gli eventi, i luoghi e così via. Ho recuperato persino dei pettegolezzi d’epoca, pensate. Le scene prese in esame sono: Providence, il Midwest, Brooklyn, il Northeast, &lt;st1:personname productid="la California." st="on"&gt;la California.&lt;/st1:PersonName&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;All’interno di questi capitoli trovate delle schede. Le schede parlano dei gruppi. Del genere: i XY nascono nel ZX, il loro primo disco è YYY che contiene tra l’altro XXX, e si caratterizza per un suono XYZ, mentre il secondo è già più ZYX. &lt;span style="" lang="EN-GB"&gt;I gruppi presi in esame sono (in ordine alfabetico): 16 Bitch Pile Up, Aaron Dilloway, Air Conditioning, Axolotl, Black Dice, Burmese, Burning Star Core, Can’t/Jessica Rylan, Dead Machines, Double Leopards, Eloe Omoe, Fat Worm of Error, Forcefield, Gang Gang Dance, Gang Wizard, Hair Police, Heathen Shame, Hive Mind, Inca Ore, John Wiese, Kites, Lightning Bolt, Magik Markers, Mat Brinkman, Metalux, Mindflayer, Mouthus, Mudboy, Nautical Almanac, Neon Hunk, Panicsville, Paper Rad, Pengo, Pleasurehorse, Prurient, Sightings, Terrestrial Tones, The Skaters, White Mice, Wolf Eyes, Yellow Swans. &lt;/span&gt;Ma poi in mezzo si dice anche di: Carlos Giffoni/Monotract, Kevin Drumm, Bastard Noise, Vertonen, Hototogisu, Sword Heaven, Devillock, Mammal ecc, e di etichette come Deathbomb Arc, Not Not Fun, Chondritic Sound e così via.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Il libro è uscito per &lt;st1:personname productid="la Tuttle Edizioni" st="on"&gt;&lt;st1:personname productid="la Tuttle" st="on"&gt;la Tuttle&lt;/st1:PersonName&gt; Edizioni&lt;/st1:PersonName&gt;, il che significa Blow Up, ovviamente. Lo potete ordinare esclusivamente &lt;a href="http://www.blowupmagazine.com/libri.php"&gt;qui&lt;/a&gt; (non contattatemi per copie a prezzo scontato, che non posso aiutarvi, mi spiace). Sempre sul sito di Blow Up, nella sezione radiozine, trovate anche uno speciale che proprio dal libro prende le mosse. Lo scaricate in formato zip da &lt;a href="http://www.blowupradiozine.com/monitor/index.php?xrl=http://www.blowupstorage.com/pubblici/random_noisers.mp3.zip"&gt;qui&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Fatemi sapere se vi piace: in sostanza raccoglie e rielabora alcuni vecchi articoli comparsi sia su Blow Up che su altre ahimé dimenticate webzine (chi si ricorda di A-Z?), il tutto aggiornato e rivisto ai fini di una lettura-cesso il più possibile agevole. Ma ci sono anche intere parti completamente inedite, sia chiaro (che diavolo, qui occorre specificare tutto).&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Curiosità: la scheda più lunga è dedicata ai Wolf Eyes: 8 pagine. Il totale delle pagine è 152. Alla fine c’è una discografia selezionata, e anche una videografia, una bibliografia e una webografia. Ci sono anche dei ringraziamenti: a soggetti come Michele Sica, Michele Arzano (aka Wolfanus), Federico Savini, Luca Collepiccolo, Bea. Che altro dire? Be’, posso dire che, personalmente, lo consulto spesso. In copertina, quei tipi che vedete incappucciati, sono (erano) i Forcefield. Ah, il libro costa 13 euro, giusto.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Bene, credo sia tutto. Buona lettura. E che Tuchulcha sia con voi: sempre.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/83136467425337166-4082862888103017859?l=randomdelicatessen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://randomdelicatessen.blogspot.com/feeds/4082862888103017859/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=83136467425337166&amp;postID=4082862888103017859' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/83136467425337166/posts/default/4082862888103017859'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/83136467425337166/posts/default/4082862888103017859'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://randomdelicatessen.blogspot.com/2007/11/noisers-il-libro.html' title='Noisers - il libro'/><author><name>VM</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-83136467425337166.post-3914775218016774292</id><published>2007-11-01T22:00:00.000+02:00</published><updated>2007-11-04T15:08:43.431+02:00</updated><title type='text'>Vegas Martyrs - The Female Mind (Troubleman Unlimited, 2007)</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_8MSW23DdnV0/Ry3ETdiC5JI/AAAAAAAAACk/THrsRpfOG-E/s1600-h/vegas+martyrs+2.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://3.bp.blogspot.com/_8MSW23DdnV0/Ry3ETdiC5JI/AAAAAAAAACk/THrsRpfOG-E/s200/vegas+martyrs+2.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5128971389268845714" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Che Dominick Fernow, ai più noto come Prurient, sia un fan di black metal e derivati, è cosa nota. Che fosse anche un chitarrista, oltre che un assassino del microfono a contatto, lo sapevamo pure. Che i Vegas Martyrs siano la sua risposta all’ultranoise per chitarre di gente come Air Conditioning, è ugualmente chiaro a chi ha presente le comparsate su &lt;st1:metricconverter productid="7”" st="on"&gt;7”&lt;/st1:metricconverter&gt; e compilation che hanno preceduto l’uscita in vinile (verde, a chi interessasse) di questo “The Female Mind”. Che personalmente ho aspettato con trepidazione, arrivando ai tempi a preordinarlo con qualcosa come due mesi di anticipo. Poi il postino arriva, molla il pacco, lo ascolto, dico “bello”, e lo mollo lì. Forse perché l’estate non era la stagione adatta?  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Bene: adesso che piove, fa freddo, e ho comprato la prima confezione di noci&amp;amp;mandorle dell’anno, posso dirvi: “The Female Mind” è una delle cose più devastanti, deprimenti e oppressive del 2007. I Vegas Martyrs sono un trio, con Fernow accanto a Joe Potts (percussioni) e Richard Dunn (elettronicheria e “ringhio”), e a far male, fanno male. Suoni sempre saturi, strumenti ridotti in poltiglia, atmosfere da armageddon, ansia e &lt;i style=""&gt;bad vibrations&lt;/i&gt; a valanghe: per chi scrive, significa poco meno che “esaltante”, e personalmente la chiuderei qui. Però maledizione, sentite quel capolavoro di disperata distorsione che è &lt;i style=""&gt;Acamprosate&lt;/i&gt;: c’è persino un accenno di melodia torcibudella seppellito sotto detriti e detriti di scorie che sembrano un disco dei Mars lasciato a squagliarsi sotto il sole e mandato a 33 giri invece che a 45. Oppure Teenage Jesus che coverizza Burzum, o anche viceversa. O gli Ildjarn che si mettono a fare doom. O Whitehouse che intona una nenia folk. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;“The Female Mind” sarebbe in realtà un nastro del 2005, che &lt;st1:personname productid="la Troubleman" st="on"&gt;la Troubleman&lt;/st1:personname&gt; ha ristampato in edizione limitata, ma poco importa. È un grandissimo disco, anche se ovviamente piacerà solo a quei tre o quattro fissati di black noise. Ma loro lo sanno, di essere i giusti.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/83136467425337166-3914775218016774292?l=randomdelicatessen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://randomdelicatessen.blogspot.com/feeds/3914775218016774292/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=83136467425337166&amp;postID=3914775218016774292' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/83136467425337166/posts/default/3914775218016774292'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/83136467425337166/posts/default/3914775218016774292'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://randomdelicatessen.blogspot.com/2007/11/vegas-martyrs-female-mind-troubleman.html' title='Vegas Martyrs - The Female Mind (Troubleman Unlimited, 2007)'/><author><name>VM</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_8MSW23DdnV0/Ry3ETdiC5JI/AAAAAAAAACk/THrsRpfOG-E/s72-c/vegas+martyrs+2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-83136467425337166.post-6288004589852340748</id><published>2007-10-11T01:23:00.000+02:00</published><updated>2007-10-11T01:32:01.215+02:00</updated><title type='text'>Elephant Kiss "Introduce: Red Cat Green Cat" (Jk Tapes, 2007); Silver Daggers/Child Pornography - Split (Jk Tapes, 2007)</title><content type='html'>&lt;st1:personname productid="La JK Tapes" st="on"&gt;&lt;st1:personname productid="La JK" st="on"&gt;La &lt;a href="http://www.jktapes.tk/"&gt;JK&lt;/a&gt;&lt;/st1:personname&gt;&lt;a href="http://www.jktapes.tk/"&gt; Tapes&lt;/a&gt;&lt;/st1:personname&gt; continua a fare uscire materiali al solito belli e interessanti, quasi tutti su cassetta. I due che seguono sono fuori già da un po’ (da prima dell’estate, più o meno). Ne parlo in ritardo cercando di recuperare il tempo perduto, ma intanto sappiate che il catalogo della label di Peter Friel continua, nel suo piccolo, a ingrossarsi.  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Gli Elephant Kiss da Seattle fanno un pop scemo e infantile tutto tastierine, voci stonate, drum machine tentennante&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;e sapori vagamente queer. Per dire, i nostri Trouble Vs. Glue dovrebbero dargli un’ascolta&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_8MSW23DdnV0/Rw1ff90O8-I/AAAAAAAAACU/YZ6uaVEeZEE/s1600-h/elephant+kiss.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://1.bp.blogspot.com/_8MSW23DdnV0/Rw1ff90O8-I/AAAAAAAAACU/YZ6uaVEeZEE/s200/elephant+kiss.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5119853354164351970" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;ta: è una musica da party, ecco, ma di quei party che vanno a finire nell’ebetaggine causa troppo alcol, troppe droghe, troppi video su youtube quando ormai sono le quattro di notte e non si sa come intrattenere gli astanti se non andando a scovare qualche improbabile spezzone della tv di stato bulgara. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Super Magic Bicycles&lt;/span&gt; potrebbe essere l’hit di un nastro che di melodie, nonostante la brevissima durata, ne prevede in abbondanza; solo che queste sono sempre maltrattate, istupidite e rese snervanti da un’imperizia attitudinale che, giuro, alle volte sa essere deprimente (lo stesso tipo di depressione di quando dalla tv bulgara si passa a quel cantante amatoriale su TeleRomagna, per dire). Adorabili.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Lo split tra Silver Daggers e Child Pornography mette assieme due delle formazioni più amate dal recente underground USA, e infatti non delude. Che dire, il lato appannaggio dei primi è un piccolo culto, se non altro perché alle improvvisate strumentali si alternano passaggi remixati dallo stesso WKSM (che del gruppo è uno dei fondatori). Quindi ecco che i brani assumono movenze meccaniche stranite e alterate, con &lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_8MSW23DdnV0/Rw1fqN0O8_I/AAAAAAAAACc/dxNGntD4gOY/s1600-h/silver+daggers.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://2.bp.blogspot.com/_8MSW23DdnV0/Rw1fqN0O8_I/AAAAAAAAACc/dxNGntD4gOY/s200/silver+daggers.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5119853530258011122" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;momenti che fanno quasi pensare a una mutant disco da cantina, e poi leggere scansioni industriali e inni per macchine in disuso. Divertente e un pizzico paranoico, accidenti. Sui Child Pornography non mi sbilancio: ho una piccola venerazione per questa band, ma alla prova dei fatti devo dire che i materiali sentiti finora, al di là delle fisse personali, non hanno mai brillato in “compiutezza”: e certo che questa deve essere l’ultima delle preoccupazioni dei californiani, che intanto continuano a sollazzare il sottoscritto con lunari vignette che sembrano pescate dall’epoca d’oro Subterranean, Minimal Man &amp;amp; co, per poi essere gettate nella spazzatura differenziata riservata a “alimenti e sostanze organiche”. Per chi non li conoscesse, la descrizione del gruppo dal nome che più pericoloso non si può in epoca di caccia alle streghe, potrebbe essere la seguente: semi no wave elettronica con voce femminile in no-fi e canzonettismo acido al sapore di catrame. Come fare a non volergli bene.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/83136467425337166-6288004589852340748?l=randomdelicatessen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://randomdelicatessen.blogspot.com/feeds/6288004589852340748/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=83136467425337166&amp;postID=6288004589852340748' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/83136467425337166/posts/default/6288004589852340748'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/83136467425337166/posts/default/6288004589852340748'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://randomdelicatessen.blogspot.com/2007/10/elephant-kiss-introduce-red-cat-green.html' title='Elephant Kiss &quot;Introduce: Red Cat Green Cat&quot; (Jk Tapes, 2007); Silver Daggers/Child Pornography - Split (Jk Tapes, 2007)'/><author><name>VM</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_8MSW23DdnV0/Rw1ff90O8-I/AAAAAAAAACU/YZ6uaVEeZEE/s72-c/elephant+kiss.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-83136467425337166.post-3883184628394881347</id><published>2007-10-03T01:22:00.000+02:00</published><updated>2007-10-03T15:15:16.149+02:00</updated><title type='text'>Mok Nok - Slugstorm (Smittekilde, 2007)</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://a443.ac-images.myspacecdn.com/images01/101/l_ed44c33bc0cc05b8a73b773d3a52573a.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px;" src="http://a443.ac-images.myspacecdn.com/images01/101/l_ed44c33bc0cc05b8a73b773d3a52573a.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Come esordirebbe &lt;st1:personname productid="la Signorina Stecchinese" st="on"&gt;&lt;st1:personname productid="la Signorina" st="on"&gt;la &lt;a href="http://www.myspace.com/signorinastecchinese"&gt;Signorina&lt;/a&gt;&lt;/st1:personname&gt;&lt;a href="http://www.myspace.com/signorinastecchinese"&gt; Stecchinese&lt;/a&gt;&lt;/st1:personname&gt;, “oh ciao, non ci sentiamo da un sacco”. Ma d’accordo, in Rete tutto è eterno, quindi passo subito alle “nuove proposte”, e chiudiamola qui (l’intro petulante, intendo).  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Allora, parliamo dei Mok Nok. Che sono un gruppo di casa &lt;a href="http://www.smittekilde.dk/"&gt;Smittekilde&lt;/a&gt;, per cominciare. Anzi, sono &lt;span style="font-style: italic;"&gt;il&lt;/span&gt; gruppo di casa Smittekilde, sorta di laboratorio/etichetta danese tenuto in piedi da Zven, direttamente da Copenaghen. In catalogo solita tonnellata (abbastanza contenuta, invero) di fanzine, libri serigrafati, edizioni limitate, poster e – ci mancherebbe – pure qualche disco. Intanto però vi consiglierei di partire da quel piccolo capolavoro che è il libro dedicato al “cibo per gatti”. I nostri amatissimi amici felini (io ne ho tre, mia madre quattro, mio padre nove, giuro) in realtà non ne escono tanto bene: più che altro le illustrazioni li raffigurano come sgorbi mostruosetti anzichenò, e non parliamo del cibo in questione, un tripudio di scatolette che di stampa in stampa si trasformano in osceni blob color merda. Ma dovevamo parlare dei Mok Nok, giusto.&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormal"&gt;Dunque, il loro primo cd era un bell’esempio di pseudorock disarticolato con pure un’infamissima cover dei Velvet Underground. Questo secondo album, in rigorosa edizione vinilica, complica di molto la faccenda, fermo restando il mongolismo di base del duo (che oltre a Zven, contempla anche tale Soren).&lt;br /&gt;Sostanzialmente si tratta di un freak-rock malaticcio e barcollante, che non infierisce mai e che piuttosto si tiene su binari weird-no-psichedelici, giusto per assecondare gli appassionati di lessico paramusicale. Certo, ogni tanto interviene qualche rasoiata a disturbare l’ascolto, ma la cosa interessante è che i brani sembrano sempre piuttosto “pensati”: forma e struttura degli stessi restano riconoscibilissime, l’improvvisazione occupa uno spazio si direbbe secondario, e a dominare è un sentimento stralunato, infantile, e un po’ acidello, ecco. Il paragone, sarà per la prossimità geografica, mi viene per esempio con l’ultimo Kemialliset Ystavat e relativo giro di assestamento finlandese: solo che qui il tutto è svolto in maniera “minore”, svogliata, direi pure dislessica. Gli strumenti sono abbastanza vari (oltre ai due Zven e Soren intervengono diversi altri collaboratori): violini e organetti accompagnano il consueto canovaccio chitarra/batteria, cosicché alla fine ne esce un suono colorato e piuttosto eterogeneo, che di tanto in tanto riesuma ascendenze kraute e pure qualche aspirazione free. La title-track in chiusura parte direttamente per la tangente Neu!, ed è anche il brano più lungo (dieci minuti), ma altrove affiora un chiaro spirito pop/sbilenco che fa di perle come &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Muzzleknines&lt;/span&gt; e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Kuraku Naru Mae Ni&lt;/span&gt; dei piccoli anthem, perché no.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;È un bel disco questo Slugstorm, veramente. Pensate, se ne è occupato anche &lt;a href="http://www.headheritage.co.uk/addressdrudion/100/2007/"&gt;Julian Cope&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;In ultimo, tornando alle faccende private: chi è a Roma lunedì 8, non si dimentichi &lt;a href="http://www.myspace.com/spasticalia"&gt;Spasticalia&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/83136467425337166-3883184628394881347?l=randomdelicatessen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://randomdelicatessen.blogspot.com/feeds/3883184628394881347/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=83136467425337166&amp;postID=3883184628394881347' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/83136467425337166/posts/default/3883184628394881347'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/83136467425337166/posts/default/3883184628394881347'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://randomdelicatessen.blogspot.com/2007/10/mok-nok-slugstorm-smittekilde-2007.html' title='Mok Nok - Slugstorm (Smittekilde, 2007)'/><author><name>VM</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-83136467425337166.post-5579160822461721398</id><published>2007-08-29T23:29:00.000+02:00</published><updated>2007-08-29T23:34:59.728+02:00</updated><title type='text'>Nonhorse - “My First Moth/Gun Tears” (Tanzprocesz, 2007)</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://tanzprocesz.free.fr/Pix/tzpCD24.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px;" src="http://tanzprocesz.free.fr/Pix/tzpCD24.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Mi è già capitato di parlare altrove (sul solito &lt;a href="http://www.blowupmagazine.com/"&gt;Blow Up&lt;/a&gt;, per intenderci) della scena “no/ out / noise / brut / quellochevoletevoi” francese. È, probabilmente, l’unica in Europa che può tenere testa ai materiali provenienti dagli USA, e questo non tanto – o non solo – per la qualità delle uscite in sé, quanto per tutto l’apparato estetico e di immaginario che circonda quella galassia di nomi, situazioni, idee che va da Parigi a Marsiglia, passando per Bordeaux. Pensate a Le Dernier Cri, tanto per capirci. Pensate a Bimbo Tower, a Un Regard Moderne, a &lt;st1:personname productid="La Miroiterie. E" st="on"&gt;&lt;st1:personname productid="La Miroiterie." st="on"&gt;La Miroiterie.&lt;/st1:personname&gt; E&lt;/st1:personname&gt; pensate anche a Tanzprocesz, perché no.   &lt;p class="MsoNormal"&gt;Dell’etichetta parigina, ancora una volta, mi sono occupato non molto tempo fa, sulle consuete pagine del consueto mensile musicale. A gestirla ci pensa Jonathan, che da parte sua suona anche nei Placenta Popeye (per loro in uscita un book+cdr targato proprio Le Dernier Cri), e ogni tanto a dargli una mano ci pensa Jonas, dalla sua artista visivo/fumettista ecc, che cura una minuscola fanzine chiamata Nazi Knife e che fa qualche comparsata anche sull’ultimo Hopital Brut. &lt;st1:personname productid="La Tanzprocesz" st="on"&gt;La Tanzprocesz&lt;/st1:personname&gt; fino ad ora non ha pubblicato tantissime cose, ma già si è ritagliata un seguito presso certi ben noti canali underground – europei e non – che l’hanno infine portata a produrre materiali provenienti un po’ da ogni dove. Soprattutto è forte il legame con gli Stati Uniti sia degli Slicing Grandpa (gruppo storico che all’etichetta francese deve molto in termini di riscoperta), sia del giro Deathbomb Arc &amp; co. (cdr per Gang Wizard, Kevin Shields ecc), per non dire delle uscite a nome Robedoor e ovviamente Smegma. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;L’ultimo cdr in catalogo è quello di Nonhorse, da Brooklyn, ai più noto col vero nome di Gabriel Lucas Crane, già nei Wooden Wand &amp;amp; The Vanishing Voice. Se avete presente i suoi materiali apparsi su Release The Bats e Fuck It Tapes, o se conoscete un minimo il personaggio, potete immaginarvi i contenuti anche di questo piccolo gioiello di packaging homemade (confezione in cartone che una volta che la apri spunta il “pop up”: avete presente quei libri per bambini, no?): ecco allora un’elettronica semirock improvvisata, molto scarna, grezza e sgraziata, e ovviamente non di rado psichedelica, che ogni tanto fa pensare a qualche concretismo abbrutito, e ogni tanto si diluisce in lente, nebbiose, figure sullo sfondo. Crane parla di Nonhorse come di un “&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Philip Glass crossed with atari 2600 or the sound of a million fingers on a million chalkboards&lt;/span&gt;”: solite definizioni altisonanti che non significano niente e che per questo dicono tutto. Da parte mia, in questo “&lt;span class="style2style3style9"&gt;My First Moth/Gun Tears” mi è parso addirittura di sentire echi del Roberto Cacciapaglia periodo “Sonanze” (ascoltate &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Hollendek DDD&lt;/span&gt;), e di sicuro posso dire questo: 100 volte meglio Nonhorse che una qualsiasi cosa a firma Vanishing Voice. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="style2style3style9"&gt;E adesso tutti a Parì.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/83136467425337166-5579160822461721398?l=randomdelicatessen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://randomdelicatessen.blogspot.com/feeds/5579160822461721398/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=83136467425337166&amp;postID=5579160822461721398' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/83136467425337166/posts/default/5579160822461721398'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/83136467425337166/posts/default/5579160822461721398'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://randomdelicatessen.blogspot.com/2007/08/nonhorse-my-first-mothgun-tears.html' title='Nonhorse - “My First Moth/Gun Tears” (Tanzprocesz, 2007)'/><author><name>VM</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-83136467425337166.post-7285689304020242103</id><published>2007-08-22T18:40:00.002+02:00</published><updated>2007-08-22T18:49:49.449+02:00</updated><title type='text'>Long Long Chaney tribute</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal"&gt;Da ieri, la trevigiana &lt;a href="http://www.longlongchaney.com/"&gt;Long Long Chaney&lt;/a&gt; non esiste più. Niente per cui rattristarsi, per il semplice fatto che a sostituirla ci penserà una nuova etichetta chiamata – a quanto pare – Second Sleep, le cui prime uscite sono già dietro l’angolo. E però ugualmente mi dispiace, se non altro perché io, &lt;st1:personname productid="la Long Long" st="on"&gt;&lt;st1:personname productid="la Long" st="on"&gt;la Long&lt;/st1:personname&gt; Long&lt;/st1:personname&gt; Chaney, avevo cominciato a frequentarla solo da poco. Quindi mi sembra giusto celebrarne le gesta in extremis, raccontando di quelle poche uscite che conosco personalmente, anche se di altre mi riservo di parlarne (al solito) altrove.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Tre nastri, quindi. Il primo è un po’ vecchiotto (risale, se non sbaglio, alla fine del 2006), ma è il mio preferito&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_8MSW23DdnV0/RsxnJgHb02I/AAAAAAAAAB0/axglaFG42dQ/s1600-h/WOMEN.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_8MSW23DdnV0/RsxnJgHb02I/AAAAAAAAAB0/axglaFG42dQ/s200/WOMEN.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5101565890841531234" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; e quindi non posso che cominciare da lui: il canadese Bob McCully, meglio noto come &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Wo&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;men In Tragedy&lt;/span&gt;, è una specie di versione doom degli Skaters. “Daughters of Isolation” si apre con un lato A che è un guazzabuglio di voci e sfuriate noise in lontananza, registrato malissimo e per questo ancora più cattivo, piacevole come un dissanguamento forzoso. Il lato B parte come un mantra vocale che monta lento su spirali vieppiù rumorose, la grana diventa più spessa, i delay si allungano, e alla fine a restare è solo una nebbia malefica. In giro ho scovato paragoni con Xasthur e Leviathan, il che in fondo ci sta tutto: le atmosfere in fondo sono quelle, un’eco distorta di black metal passata in centrifuga e messa ad essiccare al buio, qualsiasi cosa voglia dire quanto appena scritto. Grandioso.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Knife City&lt;/span&gt; è u&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_8MSW23DdnV0/RsxngQHb04I/AAAAAAAAACE/v31u7_GQODI/s1600-h/KNIFE.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://3.bp.blogspot.com/_8MSW23DdnV0/RsxngQHb04I/AAAAAAAAACE/v31u7_GQODI/s200/KNIFE.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5101566281683555202" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;n altro progetto da considerarsi concluso (il tipo, tale Brenden, è al momento impegnato come Drenches e suona anche in gruppi con nomi quali Caged Virgins, Abysmal Rain e Certain Failing). Il suo “Swoon Tree” è una prova abbastanza classica di pura power electronics &lt;span style="font-style: italic;"&gt;old school&lt;/span&gt;: venti minuti di fischi e rimbombi, che se su un lato procedono per ronze tendenti all’infinito, dall’altro vanno molto più a singhiozzo, incartandosi in pause, spezzettamenti e balbuzie da giorno del giudizio. Brenden sostiene di essere influenzato soprattutto da Lasse Marhaug e Pain Jerk, ma secondo me un poster in camera di M.B. e Mathausen Orchestra ce l’ha.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;E infine veniamo al padrone di casa, &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Kam Hassah&lt;/span&gt;. Delle tre cassette, quella a suo nome (“Heavy Curtains” il titolo) è quella che ascoltato di più. La musica di Kam Hassah è un soffio pesantissimo che pare fatto di nulla, tutto un fluttuare sottotraccia di fuliggine e polveri sparse, che per comodità potremmo ridurre alla &lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_8MSW23DdnV0/RsxnggHb05I/AAAAAAAAACM/W06Tu4eshso/s1600-h/KAM+HASSAH.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_8MSW23DdnV0/RsxnggHb05I/AAAAAAAAACM/W06Tu4eshso/s200/KAM+HASSAH.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5101566285978522514" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;voce “dark drone”. Va ascoltata a volume alto per comprenderne le trame e i giochi di ombre, eppure il sottoscritto preferisce tenersela in sottofondo, e anzi, posso dire che proprio in questi giorni – passati, per motivi che non sto a spiegare, a ripassare argomenti quali Kriminal, Umberto Lenzi e Antropophagus – è stata una colonna sonora ideale. Chissà se l’ex signor Longlongchaney, futuro mr Second Sleep, apprezzerà. Intanto date un’occhiata &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=mvnGFE-PS74"&gt;qui&lt;/a&gt;, se volete vederne le gesta dal vivo.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/83136467425337166-7285689304020242103?l=randomdelicatessen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://randomdelicatessen.blogspot.com/feeds/7285689304020242103/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=83136467425337166&amp;postID=7285689304020242103' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/83136467425337166/posts/default/7285689304020242103'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/83136467425337166/posts/default/7285689304020242103'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://randomdelicatessen.blogspot.com/2007/08/long-long-chaney-tribute.html' title='Long Long Chaney tribute'/><author><name>VM</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_8MSW23DdnV0/RsxnJgHb02I/AAAAAAAAAB0/axglaFG42dQ/s72-c/WOMEN.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-83136467425337166.post-6122893465395252570</id><published>2007-08-08T18:04:00.001+02:00</published><updated>2007-08-08T18:10:06.559+02:00</updated><title type='text'>V.A. – “The Fruit Will Rot Vol. 3” (Deathbomb Arc, 2007)</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://deathbombarc.com/images/album%20art/dba078.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px;" src="http://deathbombarc.com/images/album%20art/dba078.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Terzo capitolo della serie Fruit Will Rot di casa Deathbomb Arc, nove cdr &lt;st1:metricconverter productid="3”" st="on"&gt;3”&lt;/st1:metricconverter&gt; per altrettanti progetti di musica “elettronica”, ciascuno alle prese con materiale inedito: ecco l’ultima uscita della label di Brian Miller, con tanto di (ormai siamo abituati) confezione-gioiello da tenere in bella mostra sullo scaffale. La cosa interessante è che i gruppi qui presenti si danno da fare con un’elettronica perlopiù costruita sul beat o quantomeno su qualche architettura traballante. E d’accordo, sono sempre architetture stuprate e offese, ma insomma, almeno non è la solita uscita harsh-punto-e-basta.                     &lt;p class="MsoNormal"&gt;Il primo cd è di Vankmen: speedcore a manetta, gabber a velocità quadrupla, e come parentesi un po’ di frequenze ultradistorte; il pezzo più lungo dura due minuti e quarantacinque secondi ed è una specie di suite coattissima con in mezzo grugniti, rullate breakcore e sfuriate industrial.&lt;br /&gt;Atmosfere appena un po’ più composte (si fa per dire) per Mincement Or Tenspeed, che almeno tiene i bmp sotto soglie decenti e armeggia più che altro con una forma di rozzissima elettronica homemade mai troppo urticante (voglio dire: per chi almeno questi suoni li frequenta). A suo modo, persino musicale: ascoltatevi &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Queen Bee&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;I Tik//Tik fanno una specie di industrial music demenziale, ogni tanto c’è persino qualche traccia di canzone (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Jazz Piggy&lt;/span&gt;), e chiudono con una &lt;span style="font-style: italic;"&gt;No Rest&lt;/span&gt; in due parti che è puro caos trashissimo.&lt;br /&gt;Gli Unicorn Hard-On sono praticamente il motivo per cui ho comprato questa raccolta, e come al solito non deludono: due lunghe tracce di nove minuti l’una, assurdiste e colorate, tutte saltelli e suonetti scemi, un po’ videogame un po’ psichedelia per infanti. In mezzo alle brutture contenute negli altri cd fanno un’impressione strana, direi di tenerezza – e meno male che ci sono, dico io.&lt;br /&gt;Realicide è un altro cafone che fa shit-electro tutta drill e crash e bum e bam. Da segnalare una traccia numero sei piuttosto stralunata, lenta e con un che di blueseggiante (più o meno), che lo fa assomigliare a una versione amatoriale di Foetus.&lt;br /&gt;Poi: da uno che si fa chiamare Toilet e che riempie il suo &lt;st1:metricconverter productid="3”" st="on"&gt;3”&lt;/st1:metricconverter&gt; di sedici tracce della durata media di un minuto e trenta seconda l’una, che vi aspettate? E invece accidenti, è una delle prove migliori. Se capisco bene il tipo è svedese, il che spiega in parte l’eccentricità della proposta rispetto ai colleghi di compilation: siamo, per sommi capi, molto vicini a certa electro-plunder-gabba (la definizione l’ho inventata adesso) di casa Wwilko, con in più qualche spruzzata alla Otto Von Shirach che non fa mai male, fitta di sample bizzarri e stranezze di ogni sorta. Il risultato è un collage che pesca a caso tra musichette folk, rigurgiti metal, scelleratezze disco e raddoppi techno, per una musica che non sta mai ferma, sempre su di giri, sempre allegra. Il sito del nostro si chiama “be happy or die”, quindi capite da voi.&lt;br /&gt;Nero’s Day at Disneyland è un altro schizzato che ha pubblicato anche su Cock Rock Disco, il che più o meno lo avvicina, se non altro per attitudine, allo stesso The Toilet, anche se qui il suono è molto più incastrato e barattoloso rispetto a quello dello svedese succitato. Non male, ma un paio di anni fa mi avrebbe divertito di più.&lt;br /&gt;Gli Eustachian sono un altro progetto un po’ speedcore un po’ cazzeggio-music, che è un po’ la controparte elettronica della merda-music inventata dal famigerato Federico Savini sulle pagine di un noto forum musicale italiano, e che adesso vanta persino una room clandestina dalle parti di Soulseek. In sé le nove tracce del loro &lt;st1:metricconverter productid="3”" st="on"&gt;3”&lt;/st1:metricconverter&gt; non sono male, ma arrivati a questo punto il vostro è sfinito: sono quasi due ore e mezza che "Fruit Will Rot Vol.3" assilla il vicinato, e un po’ sta assillando anche me. Otto cdr, sebbene in formato &lt;st1:metricconverter productid="3”" st="on"&gt;3”&lt;/st1:metricconverter&gt;, messi assieme possono essere &lt;span style="font-style: italic;"&gt;molto &lt;/span&gt;lunghi.&lt;br /&gt;Così, quando arriva la volta dei Beach Balls , e alla prima traccia vengo aggredito da una scarica di power electroncis a 600 bmp, non reggo più. Fortunatamente quello che segue varia tra parodie hip hop (una cosa intitolata, curiosamente, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Skip This Track: Seriously&lt;/span&gt;) e allunghi drone-subliminali (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Case Sensitivity&lt;/span&gt;), prima di chiudere con la solita sfuriata harsh a titolo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Funky Punch&lt;/span&gt;, che dalla sua vanta anche una coda simil-electro.&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Che dire, è interessante notare il flirt, non ancora sbocciato appieno, tra i sottoboschi di area (sommariamente) out-noise e le frange più deliranti di certa musica digitale. Il periodo d’oro dei vari Jason Forrest, lo stesso Von Schirach, e perché no Passenger of Shit è passato da un po’, ma lo sposalizio era nell’aria. Senza contare che &lt;st1:personname productid="la Deathbomb Arc" st="on"&gt;&lt;st1:personname productid="la Deathbomb" st="on"&gt;la Deathbomb&lt;/st1:PersonName&gt; Arc&lt;/st1:PersonName&gt; ha sempre avuto un occhio di riguardo per certa elettronica “obliqua”, e un tipo come Captain Ahab può confermare. Se poi quella del terzo volume di “The Fruit Will Rot” è veramente una tendenza, come afferma esplicitamente il sito dell’etichetta (“&lt;span style="font-style: italic;"&gt;this 3rd set focuses on a new groing trend in music. &lt;/span&gt;&lt;span style="" lang="EN-GB"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;The trend of blurring the line between noise and beat driven electronics&lt;/span&gt;”) lo dirà il tempo. &lt;/span&gt;Intanto un’altra raccolta-monstre tanto assassina quanto, a dosi controllate, estremamente divertente.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/83136467425337166-6122893465395252570?l=randomdelicatessen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://randomdelicatessen.blogspot.com/feeds/6122893465395252570/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=83136467425337166&amp;postID=6122893465395252570' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/83136467425337166/posts/default/6122893465395252570'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/83136467425337166/posts/default/6122893465395252570'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://randomdelicatessen.blogspot.com/2007/08/va-fruit-will-rot-vol-3-deathbomb-arc.html' title='V.A. – “The Fruit Will Rot Vol. 3” (Deathbomb Arc, 2007)'/><author><name>VM</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-83136467425337166.post-7285985358811316776</id><published>2007-07-26T20:01:00.000+02:00</published><updated>2007-07-26T20:03:36.153+02:00</updated><title type='text'>Mouthus – Follow This House (Important, 2007)</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://importantrecords.com/images/content/121_mouthus.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px;" src="http://importantrecords.com/images/content/121_mouthus.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Non sono mai stato granché entusiasta dei Mouthus. Eppure, ogni volta che esce un loro disco, ci provo. Sono settimane che giro attorno a questo “Follow This House”. Come per ogni altra uscita del duo, ho cercato di capire perché. Perché sono tanto chiacchierati, amati, seguiti e coccolati qua e là per i gironi infami dell’out noise USA. Ma niente, non capisco. Aiutatemi.  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Per l’ennesima volta, i Mouthus fanno quello che hanno sempre fatto: improvvisano un po’ di tappeti senza capo né coda, sporchi e sgranati, mezzi tribali mezzi free, tra mugugni, muggiti, sgorbi semidrone ecc ecc ecc. Il suono dei Mouthus è, fondamentalmente, una poltiglia di effetti e scarabocchi a mano libera. Anzi no, più che una poltiglia è una fanghiglia, ecco. Una pappa, pure. Fate voi insomma.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Ho letto da qualche parte che “Follow This House” rappresenta per i due una specie di nuovo corso, di disco della svolta. Accidenti. Vai a vedere che sono io, a non capire le enormi differenze che corrono tra questa uscita targata Important e le vecchie cose su Troubleman, Three Lobed e così via. A me pare fondamentalmente che il duo stia bello e comodo dov’è, in quella corrente tutta immaginaria di pseudoimprovvisatori in no-fi che vede, ha visto e vedrà gli Skaters quali inarrivabile esempio di sintomo e patologia. Che c’entrano gli Skaters coi Mouthus? Niente. Infatti. E sia.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/83136467425337166-7285985358811316776?l=randomdelicatessen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://randomdelicatessen.blogspot.com/feeds/7285985358811316776/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=83136467425337166&amp;postID=7285985358811316776' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/83136467425337166/posts/default/7285985358811316776'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/83136467425337166/posts/default/7285985358811316776'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://randomdelicatessen.blogspot.com/2007/07/mouthus-follow-this-house-important.html' title='Mouthus – Follow This House (Important, 2007)'/><author><name>VM</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-83136467425337166.post-2578456685639990140</id><published>2007-07-19T17:00:00.000+02:00</published><updated>2007-07-19T17:05:47.587+02:00</updated><title type='text'>Greenmine - "Ultra Rainbow" (Dokuro, 2007)</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_8MSW23DdnV0/Rp988jRsW-I/AAAAAAAAAA0/tiB3r2CkyaE/s1600-h/greenmine.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_8MSW23DdnV0/Rp988jRsW-I/AAAAAAAAAA0/tiB3r2CkyaE/s200/greenmine.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5088923483655396322" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Ha un che di estivo, questo oggettino a firma Greenmine, prima (o seconda?) uscita della bellunese Dokuro. Un po’ è per quel tocco vagamente fennesziano di tracce come &lt;span style="font-style: italic;"&gt;I Will Probably Die Following A Mermaid&lt;/span&gt; e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Nadia 1972&lt;/span&gt;, che aprono il suddetto cdr3”; un po’ è per quell’indole dilatata, rumorosa a tratti ma sempre a basso regime, che mi sembra essere la cifra di tutti e venti i minuti di musica qui messi in fila.  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Greenmine, leggo dalle note allegate, è il progetto di Emanuele Bortoluzzi ovvero Kabu, già dietro ent-sound ecc. Questo “Ultra Rainbow”, dicevo, è innanzitutto un bell’oggettino, sia per il piccolo formato che per la copertina ad opera dello stesso Kabu, gentile e sfasata come la musica che contiene. Tutte e cinque le tracce sono state concepite ed eseguite esclusivamente su un Omnichord, di volta in volta distorto e effettato in vari modi. Cos’è un Omnichord l’ho imparato proprio ascoltando “Ultra Rainbow”, che prima chi l’aveva mai sentito: sostanzialmente si tratta di un vecchio strumento elettronico della Suzuki, pieno di bottoni e pulsantini sparsi, che lo fanno assomigliare più a un giocattolo che a un semi-synth o quello che è (in effetti sembra una specie di fisarmonica/Grillo Parlante, andatevi a vedere il &lt;a href="http://www.suzukimusic.co.uk/omnichord/suzuki_omnichord.htm"&gt;sito&lt;/a&gt;). &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Greenmine insomma smanetta sull’aggeggio e tira fuori una musica sgranata e non di rado droneggiante, lambendo passaggi harsh-ambient (…) e parentesi più propriamente noise; mai troppo molesto, il suono sa di ludico e scivola via avvolgente seppur disturbato, ed ecco qua che si ritorna all’inizio: sarà, ma mi sembra una musica perfettamente estiva, e a me infatti sta benissimo. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Solo 74 copie stampate, quindi fate un giro sul &lt;a href="http://dokuro.it/"&gt;sito della Dokuro&lt;/a&gt; e magari date anche un’occhiata agli altri materiali proposti (per il momento fermi a un &lt;st1:metricconverter productid="7”" st="on"&gt;7”&lt;/st1:metricconverter&gt; di cui dirò altrove). E per finire, buona estate.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/83136467425337166-2578456685639990140?l=randomdelicatessen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://randomdelicatessen.blogspot.com/feeds/2578456685639990140/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=83136467425337166&amp;postID=2578456685639990140' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/83136467425337166/posts/default/2578456685639990140'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/83136467425337166/posts/default/2578456685639990140'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://randomdelicatessen.blogspot.com/2007/07/greenmine-ultra-rainbow-dokuro-2007.html' title='Greenmine - &quot;Ultra Rainbow&quot; (Dokuro, 2007)'/><author><name>VM</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_8MSW23DdnV0/Rp988jRsW-I/AAAAAAAAAA0/tiB3r2CkyaE/s72-c/greenmine.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-83136467425337166.post-2280643158589510410</id><published>2007-07-12T13:09:00.001+02:00</published><updated>2007-07-12T13:13:19.380+02:00</updated><title type='text'>Demons – Life Destroyer box (AA, 2007)</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_8MSW23DdnV0/RpYMEbZVj2I/AAAAAAAAAAs/wre2CCzwbvI/s1600-h/demons.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://3.bp.blogspot.com/_8MSW23DdnV0/RpYMEbZVj2I/AAAAAAAAAAs/wre2CCzwbvI/s200/demons.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5086266099374591842" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Miracolo. Non avrei scommesso granché su questo cofanetto cassetta+cdr+dvd dei Demons, che poi altri non sono che Steve Kenney e Nate Young. Invece già il lato A del nastro, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Sick by Water&lt;/span&gt;, è una piccola meraviglia che sposa Philip Glass e gli SPK, vale a dire una figura circolare di synth reiterata all’infinito, sotto la quale si agita tutto un campionario di effetti noise che salgono, scendono, decollano e atterrano. Il lato B in questo senso è più convenzionale: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Life Destroyer&lt;/span&gt; è un tappeto venefico di drones ed echi elettronici di quelli che conosciamo bene, ma i livelli, incredibile a dirsi, sono tutto fuorché trascurabili.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Il cdr contiene invece tre tracce, tutte più o meno sui dieci minuti. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Early Year&lt;/span&gt; sa di musica cosmica andata a male, tipo primi Tangerne Dream rovinatissimi, ed è una buona introduzione. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Hellstorm &lt;/span&gt;è una cosa cafonissima, tutti beat industriali che cadono a picco, effetti harsh ma non troppo, phaser a manetta e sbudellamenti splatter. Sembra una versione &lt;span style="font-style: italic;"&gt;spacey &lt;/span&gt;ed estremamente più asciutta degli Yellow Swans, se capite cosa voglio dire. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Smoking Homes&lt;/span&gt; è un’altra prova per elettronica analogica mandata per lungo, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;moooolto &lt;/span&gt;industrial fine 70’s, e in definitiva anche piuttosto (ehm…) melodica.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Il dvd contiene un video di Alivia Zivich nel consueto stile ipnotico-neopsichedelico, tipo un’unica figura cangiante (sembra quasi una proiezione, a dire il vero) che di volta in volta assume forme, colori, contorni diversi. Musica dei Demons, ovviamente, e se vi piacciono alcune vecchie cose dei Forcefield, il video fa al caso vostro (potete vederne un estratto &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=q7HRIcCBw5U"&gt;qui&lt;/a&gt;). &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Che dire, il box nel suo complesso è ottimo (anche se a livello di packaging il giro AA non raggiungerà mai le vette di tanti altri colleghi “brutti”), e direi addirittura che la scelta di tenersi su distanze brevi (ma a pensarci bene, in totale siamo sull’ora di musica – mica scherzi), invoglia all’ascolto ripetuto, all’approfondimento, e al “ne vogliamo ancora”. Bella prova.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/83136467425337166-2280643158589510410?l=randomdelicatessen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://randomdelicatessen.blogspot.com/feeds/2280643158589510410/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=83136467425337166&amp;postID=2280643158589510410' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/83136467425337166/posts/default/2280643158589510410'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/83136467425337166/posts/default/2280643158589510410'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://randomdelicatessen.blogspot.com/2007/07/demons-life-destroyer-box-aa-2007.html' title='Demons – Life Destroyer box (AA, 2007)'/><author><name>VM</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_8MSW23DdnV0/RpYMEbZVj2I/AAAAAAAAAAs/wre2CCzwbvI/s72-c/demons.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-83136467425337166.post-1611262680804170423</id><published>2007-07-07T23:57:00.001+02:00</published><updated>2007-07-08T00:02:45.114+02:00</updated><title type='text'>AA.VV. - "JK Tapes 1" (JK Tapes, 2007)</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.geocities.com/jktapes_incirculation/daz2.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px;" src="http://www.geocities.com/jktapes_incirculation/daz2.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;  &lt;p  class="MsoNormal" style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Peter Friel è il tipo di Chicago che sta dietro l’etichetta JK Tapes, e che sia un appassionato dell’universo Not Not Fun non ci sono dubbi. La sua prima uscita è questa doppia raccolta in cassetta che quasi per forza, visto il packaging e i nomi coinvolti, richiama all’occhio e alle orecchie la label di Los Angeles – e il sottoscritto non può che gioirne, figuriamoci.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p  class="MsoNormal" style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Nello specifico, “JK Tapes &lt;st1:metricconverter productid="1”" st="on"&gt;1”&lt;/st1:metricconverter&gt; si compone di due nastri da sessanta minuti l’uno registrati veramente &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:100%;" &gt;male&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;, il che significa che la qualità audio è poco meno che ignobile: ma a noi piace così, giusto. Alcuni gruppi non esistono più, altri non so chi siano, altri ancora li abbiamo visti ingolfare ulteriormente l’adorabile universo osceno del cdr, della cassetta, magari perché no del floppy disc. Sia come sia, “JK Tapes &lt;st1:metricconverter productid="1”" st="on"&gt;1”&lt;/st1:metricconverter&gt; è una compilation definitiva, e se volete avere un’idea di cosa agita le acque del peggior underground americano, non avete che da tuffarvi qui dentro.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p  class="MsoNormal" style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Il materiale è molto vario. La prima delle due cassette spazia dall’out rock con venature “no” (gente come Shearing Pinx e Silver Daggers, ma anche gli indimenticati Rose For Bohdan e i miei personali pupilli Child Pornography), a certo rock artistoide rovinato (Gowns, Panther), con in mezzo parentesi folk freak ma non troppo (Horse Head, End Springs, senza contare i Wolf Tracks), elettronica spastica (Scissor Shock, Nicholas Gitomer), stoner/metal o presunto tale (Goliath Bird Eater, New Grenada), e soprattutto una cosa a firma The Stomach Aches che pare un mongo-country elettroide. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p  class="MsoNormal" style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Il secondo nastro è più schizofrenico. Sul primo lato a prendere il sopravvento è la componente si direbbe pop (c’è persino una cover di Snowball in Hell dei They Might Be Giants a firma Jacob Smigel), a metà tra canzonette folkie, pop-wave-punk indieggiante, country campagnolo e cantautorato intimista. I vari Sink Charter, Tent City ecc ecc rilassano, e a parte qualche zampata che non so se attribuire allo stesso Friel (che ha missato i brani tra loro partorendo ogni tanto qualche cacofonia involontaria), si tratta della mezz’ora che personalmente mi ha esaltato di meno. Sul retro invece è tutta una fila di dark droning elettronico, noise più o meno spinto, incazzature harsh, e firme-garanzia quali Kevin Shields e Haunted Castle.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p  class="MsoNormal" style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Insomma, “JK Tapes &lt;st1:metricconverter productid="1”" st="on"&gt;1”&lt;/st1:metricconverter&gt; è una specie di best of dei nuovi sotterranei principalmente californiani, con pure qualche puntata in Canada, paese che ultimamente molto sta dando alle musiche brutte di ogni genere e sorta. La qualità media dei singoli brani è insolitamente alta, l’oggetto è a dir poco grazioso, e il signor Friel, con cui ho scambiato qualche mail un mesetto fa, un tipo simpatico. Andate a rifornirvi, il suo sito lo trovate &lt;a href="http://www.jktapes.tk/"&gt;qui&lt;/a&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/83136467425337166-1611262680804170423?l=randomdelicatessen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://randomdelicatessen.blogspot.com/feeds/1611262680804170423/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=83136467425337166&amp;postID=1611262680804170423' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/83136467425337166/posts/default/1611262680804170423'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/83136467425337166/posts/default/1611262680804170423'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://randomdelicatessen.blogspot.com/2007/07/aavv-jk-tapes-1-jk-tapes-2007.html' title='AA.VV. - &quot;JK Tapes 1&quot; (JK Tapes, 2007)'/><author><name>VM</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-83136467425337166.post-3496505542731116507</id><published>2007-05-12T13:03:00.000+02:00</published><updated>2007-05-12T13:18:03.007+02:00</updated><title type='text'>Eloe Omoe - "Marauders" (Animal Disguise, 2007)</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.animaldisguise.com/images/adr075.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px;" src="http://www.animaldisguise.com/images/adr075.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Mi piacciono gli Eloe Omoe. Fanno una buona musica da compagnia, di quelle che lasci andare in sottofondo senza necessariamente stare a sentire gli sviluppi, i particolari, le vette e gli abissi dei diversi brani. Anche perché di sviluppi, di particolari, di vette e di abissi, i brani in questione non ne prevedono granché. O no?&lt;br /&gt;Dai tempi del primo dodici pollici sono passati tre anni, e insomma, non sembra essere cambiato molto. I due del Massachussets vengono spesso accostati ai Lightning Bolt, praticamente per il solo fatto di essere un duo basso &amp; batteria. È una line up che oramai, in certi ambienti, rappresenta una specie di standard, un po’ come nei ’70 ogni gruppo progressive degno di questo nome contemplava almeno un mellotron. In realtà tra i due Brian di Providence e la coppia Sam Rowell/Tim Leanse di Boston le somiglianze sono poche. Prima di tutto al basso c’è una donna: Sam Rowell infatti, nonostante il nome, è una lei. È molto più carina di Brian Gibson, ma a suonare diciamo che la butta sullo spontaneismo spinto, in questo aiutata dalla &lt;span style="font-style: italic;"&gt;shit-impro&lt;/span&gt; ai tamburi di Leanse (che dovrebbe essere anche il suo ragazzo).&lt;br /&gt;Quello degli Eloe Omoe è fondamentalmente uno sludge improvvisato che non sembra andare da nessuna parte – e infatti non ci va. È una free music fangosa, tutta brutture e conati, con pure qualche accenno hard-psycho (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Shagreen&lt;/span&gt;), e che ha perso quei pur vaghi spunti semi-industriali dell’esordio. In più, i brani spesso si allungano fino ai dieci minuti di aleatorietà performativa (...) piuttosto gratuita, perlomeno stando alle apparenze.&lt;br /&gt;Resta insomma una palude di rantoli e percussivismi in libera uscita – mai troppo efferati, sempre tenuti a bada – che a loro volta dialogano con gli schizzi e gli sputazzi del basso, e tanto è bastato ai critici per tirare fuori a) Ornette Coleman, b) Archie Shepp, e c) un non meglio precisato free metal.&lt;br /&gt;Come ho detto, mi piacciono gli Eloe Omoe, e mi stanno pure simpatici, però appunto, stanno bene dove stanno, tenuti a volume basso mentre ripari la mensola caduta dalla parete est (una tragedia che ha rischiato di partorire vittime, magari ne parlerò in altra occasione). &lt;span style="" lang="EN-GB"&gt;Naturalmente Vital Weekly dice proprio il contrario: “&lt;span style="font-style: italic;"&gt;this is not for the weak of hearth, and surely not something to play at a low volume. Loud and dirty is how this should be played.&lt;/span&gt;” Sarà.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/83136467425337166-3496505542731116507?l=randomdelicatessen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://randomdelicatessen.blogspot.com/feeds/3496505542731116507/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=83136467425337166&amp;postID=3496505542731116507' title='8 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/83136467425337166/posts/default/3496505542731116507'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/83136467425337166/posts/default/3496505542731116507'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://randomdelicatessen.blogspot.com/2007/05/eloe-omoe-marauders-animal-disguise.html' title='Eloe Omoe - &quot;Marauders&quot; (Animal Disguise, 2007)'/><author><name>VM</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>8</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-83136467425337166.post-3765269349658773111</id><published>2007-05-03T01:50:00.000+02:00</published><updated>2007-05-03T02:52:03.001+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nani'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='black metal'/><title type='text'>Abruptum - “Obscuritatem Advoco Amplectere Me” (Deathlike Silence, 1993), “Vi Sonus Veris Nigrae Malitiaes” (Full Moon, 1996)</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.rockdetector.com/assets/img/covers/12116.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px;" src="http://www.rockdetector.com/assets/img/covers/12116.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.twilight-mailorder.de/images/item/a/abruptum-obscuritatem_advoco_amplectere_me-cd.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px;" src="http://www.twilight-mailorder.de/images/item/a/abruptum-obscuritatem_advoco_amplectere_me-cd.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;              &lt;p class="MsoNormal"&gt;Voglio subito mettere le cose in chiaro: non sono mai stato un metallaro, non ho mai portato i capelli lunghi, non ho mai adorato Satana se non in qualche sua forma goliardico-intellettualistica. E questo, arrivati al punto in cui siamo ora, è un handicap.&lt;br /&gt;Eppure ero stato avvertito. Già nel 1998, il retrocopertina di “Restrospektiw III” dei Flying Luttenbachers sentenziava: “Free jazz=death metal=no wave”, per poi avvertire: “Get with the program, loser”. I Flying Luttenbachers erano il mio gruppo preferito. E l’esibita passione per il metallo di Weasel Walter, sapete com’è, l’ho sempre presa come una curiosità del personaggio, una bizzarria tipicamente “now”. Figuratevi se davvero mi mettevo a sentire l’heavy metal. Eppure avrei dovuto dargli retta. Solo che anche volendo, non avrei saputo da dove partire. Al liceo dove andavo, per dire, di metallari ce n’erano tre. Erano simpatici. Uno di loro adesso è skinhead, l’altro fa musica elettronica, il terzo non lo so. Ma d’accordo.&lt;br /&gt;Bene, dicevo: è chiaro a tutti che, da un paio di anni a questa parte, il metal è la nuova “cosa”, e quindi mi è toccato correre ai ripari. L’unico del genere di cui potevo vantare una certa conoscenza, era Burzum. Mi interessò soprattutto per motivi extramusicali, com’è ovvio, ma devo dire che “Filosofem” era proprio un gran disco. Era &lt;span style="font-style: italic;"&gt;quello &lt;/span&gt;il metal che volevo, una cosa lenta, registrata a cazzo, e rigorosamente senza assoli. Ma non sapevo proprio da dove cominciare a cercare (i tre del liceo di cui sopra non li frequentavo più da anni). La roba death, black, doom, che mi è capitato di ascoltare, aveva i suoi momenti, ma mancava di quella lateralità, di quel tocco &lt;span style="font-style: italic;"&gt;weird &lt;/span&gt;che fu la cifra del Conte. Poi mi imbatto negli Abruptum.&lt;br /&gt;Gli Abruptum sono svedesi. Ecco spiegata, da discogs, la genesi del gruppo: “It, il principale membro della band, nel 1987 ricevette in sogno l’idea di creare musica cattiva, così nel 1990 nacquero gli Abruptum.” Tre anni dal sogno alla formazione del gruppo, niente male. It, tra l’altro, ha una particolarità: è un nano. Un nano blak metal. È già leggenda insomma.&lt;br /&gt;La storia comunque prosegue con It che incontra Ext e All, ma All comincia a bere e quindi viene cacciato, per essere sostituito da Evil (notare i nomi). A quel punto, il trio comincia a registrare una serie di album che non ho ascoltato, per arrivare nel 1993 al capolavoro “&lt;span style=""&gt;Obscuritatem Advoco Amplectere Me”. Ed è veramente un disco &lt;span style="font-style: italic;"&gt;strano&lt;/span&gt;, solo due brani di venticinque minuti l’uno, in cui i tre improvvisano grugniti, assoli sfasati, percussionismi rantolanti, rumore puro e semplice, sghignazzi e vocalizzi horror… Insomma, un mostro. Molto spesso le atmosfere si dilatano fino a lambire una specie di ambient-free noise (non scherzo), i delay echeggiano a tutto spiano, e certo non può mancare il “Satan! &lt;/span&gt;&lt;span style="" lang="EN-GB"&gt;Satan! Satan!” attorno al ventesimo minuto &lt;st1:state st="on"&gt;&lt;st1:place st="on"&gt;del&lt;/st1:place&gt;&lt;/st1:state&gt; secondo brano. Definitivo. &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;Tanto per capirci, è chiaro che gli Hair Police di “Constantly Terrified” hanno preso tutto da qui.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;Ma è niente a confronto di “&lt;/span&gt;Vi Sonus Veris Nigrae Malitiaes”, album del 1996 contenente un’unica traccia di più di un’ora, che sostanzialmente riprende da quanto detto a proposito di “&lt;span style=""&gt;Obscuritatem Advoco Amplectere Me” per precipitare in una voragine nerissima di deliri pagani. La cosa interessante del disco è soprattutto come è stato registrato. Praticamente, i soli It e Ext (se capisco bene) si ritrovano in una notte di luna piena e cominciano a suonare, portando contemporaneamente a termine un rituale che prevede torture, roghi, e afflizioni sadomaso. Come in tanta foga siano riusciti a completare l’album, è un mistero. Devo dire che si sente che c’è qualcosa di malato sotto, e gli stessi Abruptum precisano: “Non ci assumiamo nessuna responsabilità per le azioni causate da quest’album. Ricordate che Abruptum è l’essenza del male nero, e l’ascolto è a vostro rischio e pericolo”.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;Ho anche un altro album del gruppo, “Casus Luciferi”, che è in assoluto il mio preferito e che affonda direttamente nel noise puro. Ma certo &lt;/span&gt;“&lt;span style=""&gt;Obscuritatem Advoco Amplectere Me” e “&lt;/span&gt;Vi Sonus Veris Nigrae Malitiaes” sono due dischi (involontariamente?) originalissimi, e grottescamente intriganti. Come detto,  le mie frequentazioni metal sono poca cosa. Ma se avete un gruppo capace di competere con gli Abruptum, segnalatemelo subito (Stalaggh a parte, di loro si parlerà in seguito).&lt;span style=""&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;P.S. Noto, e non poteva essere altrimenti, che di “Obscuritatem” parla anche il solito Volcanic Tongue. &lt;/span&gt;&lt;span style="" lang="EN-GB"&gt;Ecco la descrizione &lt;st1:state st="on"&gt;&lt;st1:place st="on"&gt;del&lt;/st1:place&gt;&lt;/st1:state&gt; sito: “&lt;/span&gt;&lt;span style="" lang="EN-GB"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Abruptum sound like a drunk Keiji Haino singing over a teen-metal practice tape played on a boombox.&lt;/span&gt;” &lt;/span&gt;Ecco, quello volevo dire.&lt;span style=""&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/83136467425337166-3765269349658773111?l=randomdelicatessen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://randomdelicatessen.blogspot.com/feeds/3765269349658773111/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=83136467425337166&amp;postID=3765269349658773111' title='10 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/83136467425337166/posts/default/3765269349658773111'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/83136467425337166/posts/default/3765269349658773111'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://randomdelicatessen.blogspot.com/2007/05/abruptum-obscuritatem-advoco-amplectere.html' title='Abruptum - “Obscuritatem Advoco Amplectere Me” (Deathlike Silence, 1993), “Vi Sonus Veris Nigrae Malitiaes” (Full Moon, 1996)'/><author><name>VM</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>10</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-83136467425337166.post-286807055078738237</id><published>2007-04-30T00:47:00.000+02:00</published><updated>2007-04-30T13:00:02.840+02:00</updated><title type='text'>Air Conditioning - Weakness (Level Plane, 2004)</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.decibelmagazine.com/uploadedImages/Issues/2005/004_January-February_2005/Album_Reviews/airconditioning_weak.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px;" src="http://www.decibelmagazine.com/uploadedImages/Issues/2005/004_January-February_2005/Album_Reviews/airconditioning_weak.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Sto ascoltando il nuovo Air Conditioning, "Dead Rails", giusto in uscita su Load. Sembra un buon disco, ma ne riparlerò a tempo debito altrove. Intanto però devo ammettere un pizzico non di delusione, ma forse di leggero rimpianto, al pensiero di quel mastodonte chiamato "Weakness" e uscito tre anni fa senza che quasi nessuno, ahimé, se lo filasse (almeno da queste parti, ben inteso). Rimedio, per quel che può valere, qui. Perché "Weakness", nel genere, resta un grandissimo disco, senza se e senza ma.&lt;br /&gt;Gli Air Conditioning sono in tre e vengono da Allentown, Pennsylvania (la stessa città cantata da Billy Joel in "The Nylon Curtain", il suo album migliore: avrete senz'altro presente). Il sito della Load, che al solito non lesina in paragoni ad hoc, tira fuori i nomi di Starfuckers e Mainliner, ma be', non c'entrano molto con i primi, e in fondo condividono poco con i secondi. Quello degli Air Conditioning è un &lt;span style="font-style: italic;"&gt;guitar noise&lt;/span&gt; devastato e devastante, cattivo, tellurico, e sostanzialmente anche piuttosto demenziale. I suoni sono sempre saturi, tutto è distorto e avviluppato, l'indole è allegramente ottusa, e alla fine non resta molto se non una massa atroce di rumore arrugginito. Il paragone più calzante, per dire, mi sembra quello coi primi (e ultimi) Sightings: solo che gli Air Conditioning osano là dove i newyorchesi nemmeno hanno tentato. Già il primo album, "I'm In the Mountains, I'll Call You Next Year", allungava i brani fino al parossismo, ma in fondo i tre ancora si tenevano a bada. Con "Weakness" invece la misura è colma: il brano d'apertura, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Accusation Denial Denali&lt;/span&gt;, è una scheggia di un minuto da bolgia metropolitana, schizzata come da copione. Ma quando arriva &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Baby With a Graphite Soft Spot&lt;/span&gt;, maledizione, è una vera tortura: ventitré minuti di passo cingolato sfiancante, definitivo, una cosa che per certi versi è persino difficile da credere. Le lunghe distanze, lo sappiamo, sono quasi la regola in taluni ambiti "out". Ma qui non si tratta né di drone lasciati andare all'infinito, né di improvvisazioni parapsichedeliche: semmai a uscirne è una marcia folle, lenta, assatanata e ultramuscolare, che deborda da tutte le parti, secca e squadrata nelle strutture, affilata e lancinante nella forma. Ascoltarla a tutto volume per intero, conduce a una sorta di trance velenosa, rincretinita, che sa di rito barbaro nel pieno dell'Impero in rovina. Un'allegra e sguaiata orda, ecco. Che nella successiva &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Welcome to the Seaworld&lt;/span&gt; contempla anche parti di elettronica abbrutita, prima di assomigliare infine a una versione ancora più grezza degli Arab On Radar periodo "Soak the Saddle", qui stirati e mandati in loop fino allo sfascio totale, con in mezzo pure grugniti simil grind in salsa cartoon.&lt;br /&gt;Spero solo che, visto il nuovo album, il gruppo passi anche in Italia. Il buon Michele Arzano, che li ha visti dal vivo nella sua Chapel Hill, me ne ha parlato come di tre camionisti ciccioni e sporchi di birra, ma poi concludeva con un tipico ritratto da epica noise: "Quando sono partiti, le frequenze erano talmente violente che il pubblico è stato spazzato via, i bassi sbudellavano la pancia" ecc ecc ecc. Insomma, avete capito il genere.&lt;br /&gt;Ah, un'ultima cosa: non fate caso alle recensioni che trovate in giro, cose tipo "Metal Machine Music è già stato fatto", "non si capisce dove vogliando andare a parare" ecc. Sono tutte frutto di un'incomprensione a monte: gente che a leggere il nome dell'etichetta, Level Plane, si aspettava l'ennesimo disco postcore/punk, e invece si è ritrovata per le mani un monumento al devasto puro e semplice. Poveri loro. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ovviamente&lt;/span&gt;, a rimediare ci ha pensato la Load.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/83136467425337166-286807055078738237?l=randomdelicatessen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://randomdelicatessen.blogspot.com/feeds/286807055078738237/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=83136467425337166&amp;postID=286807055078738237' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/83136467425337166/posts/default/286807055078738237'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/83136467425337166/posts/default/286807055078738237'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://randomdelicatessen.blogspot.com/2007/04/air-conditioning-weakness-level-plane_29.html' title='Air Conditioning - Weakness (Level Plane, 2004)'/><author><name>VM</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-83136467425337166.post-4833349674242971236</id><published>2007-04-29T13:51:00.000+02:00</published><updated>2007-04-29T13:55:10.244+02:00</updated><title type='text'>Sword Heaven/Lambsbread - Split (Lost Treasures of the Underworld, 2007)</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_8MSW23DdnV0/RjSHZwFThDI/AAAAAAAAAAk/yAPEO4L8w2E/s1600-h/cover1.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://1.bp.blogspot.com/_8MSW23DdnV0/RjSHZwFThDI/AAAAAAAAAAk/yAPEO4L8w2E/s200/cover1.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5058817157917541426" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Trecento copie, copertina amatoriale firmata Aaron Hibbs, un lato a testa. Questi i dati tecnici dello split tra Sword Heaven e Lambsbread, uscito per un'oscura etichetta della quale ignoro tutto, e che probabilmente non pubblicherà mai altro in vita sua.&lt;br /&gt;Piuttosto, il trio dell'Ohio conosciuto ai più come Lambsbread mi ha sempre lasciato - per usare un eufemismo - perplesso. Due chitarre e batteria, per una specie di hard rock psichedelico venuto fuori alla come viene, del tipo droghiamoci, improvvisiamo, e vediamo che succede. Le tante recrudescenze tardo-hippie che hanno preso a infestare i gironi underground, ogni tanto prendono anche di queste pieghe: come dei Jerry Garcia per poveracci, Zac Davis e Kathy O'Dell (questi i nomi delle chitarre) si perdono in improbabili assoli pseudoacidi, evidentemente stanchi del sano vecchio feedback che, da certe parti, rappresentava per assunto la cifra della sei corde (immagino che abbiano pensato: ehi, questa cosa l'abbiamo pagata, perché non la &lt;span style="font-style: italic;"&gt;suoniamo &lt;/span&gt;invece di buttarla davanti all'amplificatore e basta?). So che Thurston Moore è un grande fan dei tre, ma so anche che dei gusti di Moore non c'è molto da fidarsi (vedi alla voce Mouthus, Magik Markers &amp;amp; co.)&lt;br /&gt;Ma va bene. D'altronde non era dei Lambsbread che volevo parlare. Era degli Sword Heaven, che diavolo. Anche loro vengono dall'Ohio, ma sono in due, senza chitarre né donne di mezzo. Hanno fatto un cdr chiamato "Beatings" che è una cosa semplicemente assassina, e i loro brani su "Pisspounder", la tripla compilation uscita su Deathbomb Arc (che è ottima e di cui parlerò altrove), spaccano il culo - giusto per non usare giri di parole. Sul serio, gli Sword Heaven&lt;br /&gt;sono tra i migliori in circolazione. I due Aaron Hibbs (quello della copertina) e Mark Van Fleet sono sostanzialmente dei Mindflayer ancora più abbrutiti, visto che la strumentazione dovrebbe essere la stessa: batteria ed elettronica povera, insomma. La loro musica è pesante, lenta, ultradoom e dal passo industriale. L'inizio del lato di loro pertinenza è uno schianto di ferraglie a morto, poi si incazzano e si accaniscono come le bestie, solo che non riescono mai a uscire da quella cappa claustrofobica che è l'autentica dannazione di questa fanghiglia molesta e terminale, asfissiante e apocalittica, gravosa e ignobile. Il loro suono è maciullato sulle frequenze basse - niente fischi trapanatimpani, per capirci - la batteria pare fatta coi cassonetti e batte sempre marziale, il tipo che sbraita (perché uno dei due sbraita) annega in un urlo soffocato. Sono dei veri coatti, per capirci. Io li adoro. Se anche voi tollerate poco i Lambsbread, rimediatevi "Beatings", per cominciare. Ma rimediatelo, accidenti.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/83136467425337166-4833349674242971236?l=randomdelicatessen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://randomdelicatessen.blogspot.com/feeds/4833349674242971236/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=83136467425337166&amp;postID=4833349674242971236' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/83136467425337166/posts/default/4833349674242971236'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/83136467425337166/posts/default/4833349674242971236'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://randomdelicatessen.blogspot.com/2007/04/sword-heavenlambsbread-split-lost.html' title='Sword Heaven/Lambsbread - Split (Lost Treasures of the Underworld, 2007)'/><author><name>VM</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_8MSW23DdnV0/RjSHZwFThDI/AAAAAAAAAAk/yAPEO4L8w2E/s72-c/cover1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-83136467425337166.post-2367280252729213206</id><published>2007-04-29T13:38:00.001+02:00</published><updated>2007-04-29T13:38:59.436+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='noise italocinese'/><title type='text'>Torturing Love - S/t (Turgid Animal, 2007)</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://i23.photobucket.com/albums/b380/Tisbor/eeee2.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px;" src="http://i23.photobucket.com/albums/b380/Tisbor/eeee2.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Documento interessante. Una collaborazione italo-cinese divisa a metà tra Fecalove (Toscana) e Junky (Shanghai), giusto per gettare nel calderone la fantomatica scena noise cinese. In mezzo comunque c'è Tisbor, che sta, per chi non lo sapesse, per "Tisborroinfaccia", ma niente di particolarmente truce, non preoccupatevi. Per dire: la prima traccia, lunga diciassette minuti, è solo field recordings. Che nella fattispecie sono tratti da registrazioni equamente divise tra Firenze e la solita Shanghai.&lt;br /&gt;L'orecchio attento saprà quindi distinguere tra i riconoscibilissimi accenti toscani che qua e là affiorano tra le nebbie , e quelli... inglesi registrati a Shanghai. Ora, perché a Sganghai non si parli in cinese, vai a capire. E' una grande metropoli, la vetrina della Cina globalizzata, insomma: immagino cose di questo tipo. Curioso, perché notoriamente di inglesi se ne trovano a valanghe anche in Toscana, anche se - come è noto - perlopiù tra le amene colline che circondano le secolari città di Siena, Pisa, ecc ecc. E certo, anche nei centri storici. Immagino quindi che i field recordings fiorentini siano stati registrati in qualche reietta casa di periferia, là dove nessun turista anglofono metterebbe mai piede.&lt;br /&gt;(Ora che ci faccio caso, ogni tanto &lt;span style="font-style: italic;"&gt;pare &lt;/span&gt;di sentire un idioma strano, ma la mia scarsa consuetudine al fiorentino, nonché al cinese, me ne rende oscura la provenienza).&lt;br /&gt;Lasciando da parte le concettose considerazioni sui flussi turistici sino-europei, il resto del cd è occupato da brevi schegge (quasi tutte sul minuto/minuto e mezzo) di sfrigolii harsh e distorsioni vocali, sempre registrate per metà a Firenze, per metà in Cina. La lingua stavolta è universale: un po' di sgorbi in libera uscita, qualche fischio, ronze, caciara, astrattismi ultranoise e via così. Devo dire che l'ascolto è gradevole, abbastanza d'atmosfera, niente di particolarmente efferato. E' uno di quei dischi che si possono tranquillamente lasciare in sottofondo, trattenuto com'è da una specie di sentore residuale (non so cosa significhi, ma rende bene l'idea).&lt;br /&gt;La mia traccia preferita è la numero 8, che si lascia persino andare a un che di etnicizzante, del genere rito barbaro di serie B. La più lunga è invece l'ultima, la 17, che dura tre minuti e che alla fine è pure la più prevedibile.&lt;br /&gt;La confezione del cd è serigrafata, dentro ci stanno un paio di cartoline, belline assai, di Tisbor.&lt;br /&gt;Compratelo. Se l'ho scelto come prima uscita di questo blog, un motivo in fondo c'è. Costa sette euro, suvvia...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/83136467425337166-2367280252729213206?l=randomdelicatessen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://randomdelicatessen.blogspot.com/feeds/2367280252729213206/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=83136467425337166&amp;postID=2367280252729213206' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/83136467425337166/posts/default/2367280252729213206'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/83136467425337166/posts/default/2367280252729213206'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://randomdelicatessen.blogspot.com/2007/04/torturing-love-st-turgid-animal-2007.html' title='Torturing Love - S/t (Turgid Animal, 2007)'/><author><name>VM</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry></feed>
